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Trovarsi in viaggio durante una pandemia

Il mio viaggio parte da Sydney, Australia, con destinazione Brasile. 

Io e la mia ragazza siamo partiti a metà dicembre 2019 per fare un viaggio di tre mesi in giro per il sud America. Fare un po di surf, visitare parenti e amici e vedere posti nuovi.

SAN PAOLO E DINTORNI

Siamo arrivati in Brasile il 27 gennaio 2020, ancora ignari di ciò che sarebbe capitato nei mesi a seguire.

Appena atterrati a San Paolo si respirava subito un clima tropicale.Caldo infernale e piantagioni stile tropicale facevano da sfondo all’aeroporto di San Paolo.

La nostra prima destinazione è stata Santos dove la mia ragazza ha familiari che vivono li. E’ stato amore a prima vista! Spiagge e lungomare chilometrico con annessa pista ciclabile e giardinetti, campi da beachvolley, footvolley e ovviante onde!!!

Premetto che in acqua il livello è molto alto, quindi è molto comune vedere gente che fa manovre tecniche e molto radicali. Nei giorni successivi abbiamo incominciato a girare per questo meraviglioso paese e ci siamo subito imbattuti in 2 degli spot simbolo dello stato di San Paolo: Guaruja e Maresias (Medina’s home spot). Due beach breaks davvero molto “heavy” (se avete surfato in Australia o in Francia capirete subito di che cosa sto parlando). 

Guaruja è posto bellissimo ma allo stesso tempo pericoloso per via delle favelas che lo circondano. Maresias, invece, è un posto molto hippy (ricorda un po Byron Bay, in Australia) e molto tranquillo, difficilmente ci sono episodi di crimine.

SALVADOR DE BAHIA  

Dopo qualche settimana dedicata al surf. E’ arrivato il momento del famosissimo Carnevale! E ovviamente non potevamo mancare all’invito di festeggiarlo a Salvador de Bahia. Piccola parentesi, il carnevale di Bahia è il vero e originale carnevale di tutto il Brasile. Tralasciando i particolari, come dicono in Brasile questo carnevale è stato “uma loucura!”

Vicino a Bahia c’è un isoletta che consiglio spassionatamente di visitare se mai vi troverete da quelle parti. Si chiama Morro de Sao Paulo ed è un posto meraviglioso, molto turistico ma che vale la pena di essere visto.

Inaspettatamente, su quest’isola c’è  un reef point che funziona molto bene con la bassa marea, e devo ammettere che ha regalato belle emozioni. Mentre ero in acqua ho avutola possibilità di conoscere i locals del posto e devo ammettere che erano tutti molto tranquilli e socievoli, tanto che uno di loro mi ha lasciato il suo instagram per rimanere in contatto per una futura visita.

FLORIANOPOLIS

Tornati a San Paolo, abbiamo deciso di andare a trovare un nostro amico a Florianopolis, nel sud del Brasile. A mio avviso il posto più bello dove sono stato in Brasile. Anche qui il surf non è mancato, anzi, questo posto ha una varietà di spots allucinanti e molti sono anche vicini tra di loro.

Qui si trovano spots rinomati come Praia Mole, Galheta, Joaquina ecc… Ovviamente anche qui il livello in mare è molto alto ma i local in acqua e la gente che ci vive rendono questo posto molto tranquillo e piacevole.

Dopo questo stupendo mini trip a Floripa, con solo 12 ore di bus ad andare e 12 a tornare, ce ne torniamo in quel di Santos per poi da li a qualche giorno prendere un volo per il Perù.

Mentre contavamo i giorni per andare a visitare il Perù, in Brasile si incominciavano a vedere i primi sintomi di Covid-19 tra la popolazione, che da li a poco si sarebbero sparsi in tutto il Sud America. Basandoci sulle news e altre testimonianze avevamo incominciato a dubitare che saremmo partiti per il Perù. E cosí fu!

Una settimana prima della partenza, la compagnia aerea con cui avevamo prenotato, ci cancella il biglietto. Ed è proprio da li che il nostro viaggio vacanza si tramutò in viaggio della “speranza”.

PANDEMIA E CAMBIO DI PROGRAMMA

Da quel momento sono saltati tutti i nostri piani e l’unica cosa che potevamo fare era aspettare il volo di ritorno per l’Australia che sarebbe stato per il mese successivo, marzo.

Nel frattempo l’avevamo presa con filosofia: anche se avessero cancellato il volo per l’Australia, sapevamo che eravamo liberi di stare in Brasile e continuare la nostra vacanza li contando che, per fortuna, avevamo la famiglia della mia ragazza che ci ospitava a Santos.

Intanto che i giorni passavano però, i contaggi e i deceduti a causa di questo nuovo coronavirus aumentavano velocemente in tutto il territorio brasiliano, compreso il nostro.

Ci è bastato poco a capire che la miglior cosa da fare era quella di rimanere a casa ed uscire solo in caso di necessità. Premetto che questa è stata un’idea presa da noi e non dal governo brasiliano, ragion per cui ci siamo autoisolati senza pensarci due volte.

Per mia fortuna, prima del lockdown in Braslie, sono riuscito a surfare due volte anche perchè la settimana dopo delle mie due ultime surfate, lo stato di San Paolo dichiara di chiudere tutte le spiagge e sanzionare chiunque proverà a surfare.

Dopo pochi giorni hanno incominciato ad arrivare notizie e video inerenti agli arresti e alle multe a sfavore dei surfisti che non rispettavano le regole del lockdown.

La cosa si stava facendo seria e avevamo visto che anche i voli aerei incominciavano a scarseggiare. Abbiamo quindi deciso di contattare la compagnia aerea e provare ad anticipare il biglietto di ritorno per l’Australia. Purtroppo era un’operazione difficile e costosa.

L’unica cosa da fare era aspettare la seconda cancellazione da parte della compagnia aerea. Non ricevendo risposte, dovevamo provare a richioamare per cercare di prendere un biglietto per tornare in Australia il prima possibile. Ma questo non fu possibile per via delle varie chiusure di molti aeroporti, compreso quello di Sydney.

Detto ciò, mi rivolsi all’ambasciata Australiana con sede a San Paolo, spiegandogli la mia situazione. Purtroppo anche loro non avevano risposte concrete da darci perchè tutti i voli, anche con altre compagnie, erano stati cancellati. Una situazione a dir poco surreale senza vie di uscita. Per fortuna che eravamo a casa dei parenti della mia ragazza e che il cibo e le risate non sono mai mancate!

PARTENZA DA SAN PAOLO

Dopo qualche settimana mi arriva un’email dall’ambasciata Australiana, la quale m’informa della possibilità di poter prenotare un volo organizzato da loro tramite la mia stessa compagnia, che sarebbe partito alle 5.40 del mattino del giorno dopo. Quindi cotto e mangiato! Neanche 24 ore di preavviso!

Tutto di corsa, senza neanche pensarci due volte, risposi all’email con un po di ansia ma felice di sapere che una speranza di tornare a casa c’era. Insomma, dopo varie email, dati personali e così via.. riesco a prenotare il biglietto! Quasi non ci credevo! Anzi non ci credevo proprio!

È successo tutto cosí in fretta che non potevano mancare i problemi. Come ad esempio: come arrivare all’aeroporto?! E’ si, perchè l’aeroporto dista quasi 2 ore da Santos. Ma il servizio dei bus che solitamente portano all’aeroporto era momentaneamente sospeso e quindi decisi di prendere un UBER che mi sembrava l’unica opzione plausibile.

Dovevo assicurarmi però di prenderlo in tempo! Perchè non mi potevo di certo permettere di perdere il volo in questo periodo assurdo. Per fortuna la mia ragazza contatta una sua amica che si offre di venirmi a prendere nel bel mezzo della notte.

Arrivato all’aeroporto, mi trovo davanti ad una situazione surreale. Mai visto un aeroporto così vuoto. Oltretutto stiamo parlando di San Paolo, l’aeroporto principale di tutto il Brasile!

Il rumore del mio trolley rimbombava nel silezio. Si poteva solamente intravedere un gruppetto di persone che faceva la fila al mio stesso check-in, per il resto tutto deserto.

Il primo volo era per Santiago, Chile, per poi prendere il secondo volo per Sydney due giorni dopo.

Il volo per Santiago è stato probabilmente il volo piu strano della mia vita, perchè era praticamente vuoto! Tanto che la hostess mi ha guardato e mi ha detto: “ ti puoi sedere dove vuoi, scegli tu”.

ARRIVO A SANTIAGO

Anche l’aeroporto in Cile era vuoto. Ad aspettarci al varco c’era l’ambasciatore australiano in Cile che ci ha spiegato come sarebbe funzionata la nostra sosta di quei due giorni e il nostro pernottamento in aeroporto.

Devo ammettere che quei due giorni forzati in aeroporto non sono stati per niente facili. Poche ore di sonno, tanta attesa e tanti pensieri per la testa. In ogni caso, la compagnia aerea ha cercato di alleviare la pena, procurandoci da mangiare e bere, e delle brandine con coperte su cui dormire.

Vicino alla nostra “zona” d’imbarco c’era chi stava peggio di noi.  Un gruppetto di colombiani, che erano rimasti bloccati in questo aeroporto ormai da un mese per via di un volo mancato. Purtroppo, tornare nel loro paese di origine sembrava praticamente impossibile, per via della chiusura degli aeroporti.

Nella sera del secondo giorno sono incominciate ad arrivare molte altre persone provenienti da tutto il Sud America, che avrebbero preso il nostro stesso volo con destinazione finale Sydney.

Finalmente riusciamo a salire su questo tanto atteso volo. Dopo 15 ore di viaggio arriviamo a Sydney! Quasi non ci credo! Dopo l’atterraggio, torvandomi agli ultimi posti, ho dovuto aspettare quasi 40 minuti prima di scendere dall’aereo, in modo da rispettare la distanza di sicurezza.

Superati i primi corridoi degli arrivi, un personale dell’aeroporto di Sydney ci ha misurato la temperatura corporea e ci ha rilasciato dei fogli da compilare con tutto quello che dovevamo sapere su questo nuovo coronavirus e su cosa dovevamo fare in caso di emergenza.

Finiti i primi controlli e ritirato il bagaglio, ci dirigiamo verso l’uscita dove poi ci avrebbero controllato nuovamente il passaporto. All’uscita c’erano forze dell’ordine e militari. Sembrava di stare in guerra. Ci fanno salire su dei bus per poi portarci in hotel dove avremmo passato le nostre 2 settimane di “quarantena” isolata.

LA SECONDA QUARANTENA A SYDNEY

Arrivati in albergo, abbiamo dovuto aspettare oltre 40 minuti prima di poter scendere dal bus. Dovevano prima darci tutte le informazioni utili su quello che dovevamo fare e non fare. Successivamente ci hanno fatto compilare un modulo dove dovevamo rilasciare tutti i nostri dati personali, in modo da poter essere sempre reperibili in caso di necessità.

Scesi dal bus prendiamo i bagagli e ci incamminiamo verso la reception dove ci avrebbero dato il numero di stanza (senza chiave). Non era ancora finita. L’ultimo step subito dopo la reception, era una specie di seconda reception messa su dalla polizia. Ci hanno fatto altre domande chiedendoci: generalità, indirizzo di casa e come saremmo tornati a casa dopo la quarantena.

Finalmente, finiti tutti i controlli, una ragazza dell’esercito mi scorta fino in stanza e mi da delle notizie più dettagliate su come sarebbe funzionata la mia quarantena forzata.

La porta si chiude e da li incomincia la mia “seconda” quarantena. Ma questa volta da solo, in una stanza di albergo a 4 stelle nel centro di Sydney. Lorem Ipsum.

Alessio